Diritto all'oblio come esercitarlo

Diritto all’Oblio: di cosa si tratta e come può essere esercitato

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Si potrebbe tranquillamente definire come la più importante novità contenuta nel GDPR: stiamo parlando del diritto all’oblio. Si tratta, in poche parole, della richiesta della cancellazione dei dati personali nei confronti del titolare che li abbia diffusi in pubblico. Quest’azione fa sorgere nel titolare l’obbligo di trasmetterla a chi sfrutta tali dati. Una misura innovativa che potrebbe avere un importante riscontro sui diritti dei cittadini.

Il diritto all’oblio e l’art. 17 del nuovo GDPR

Il diritto all’oblio (chiamato anche diritto alla cancellazione, è regolato dall’articolo 17 del GDPR. Nonostante quello che possano pensare in tanti, non ha che legami piuttosto deboli con i motori di ricerca di ricerca, ma anche libertà di esprimere il proprio pensiero e di stampa. È lo stesso contenuto normativo a evidenziarlo, asserendo come i primi due paragrafi non si possono applicare alle fattispecie di libertà di informazione e di espressone. Quindi, si parla di diritto all’oblio in riferimento al diritto alla rimozione dei dati di una persona fisica che, di riflesso, si estende anche alla società digitale.

La grande novità della normativa

La reale innovazione rappresenta nella previsione di un dovere particolare che vige sul titolare che riceve una richiesta di cancellazione dei dati, quando quegli stessi sono stati precedentemente esposti al pubblico. Quindi, il titolare non ha unicamente il compito di eliminare i dati. Al tempo stesso, infatti, deve fare in modo di seguire tutte quelle misure, tecniche e ragionevoli, per mettere al corrente di tale richiesta anche gli altri eventuali titolari che stanno sfruttando gli stessi dati. Un obbligo che è presente nel caso in cui la richiesta dell’interessato si riferisca alla rimozione di ogni link, copia o riproduzione dei suoi dati personali.

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Una norma piuttosto complessa, anche da attuare

Si tratta indubbiamente di un’innovazione piuttosto ingarbugliata, così come non sarà semplice attuarla. In pratica, il titolare diviene una sorta di intermediario tra l’interessato e tutti coloro che stanno trattando i dati di quest’ultimo. Un obbligo che viene “attivato” solamente quando la richiesta dell’interessante presenta un oggetto ben delineato e corrispondente a quanto richiesto dalla normativa. Inoltre, è necessario che il titolare sappia chi siano gli altri titolari che stanno trattando gli stessi dati diffusi in pubblico. Infine, nel titolare in questione sorge unicamente l’obbligo di effettuare la segnalazione. Successivamente, sarà compito e responsabilità degli altri titolari decidere se attuare o meno la richiesta.

Un passo in avanti per tutelare i diritti dell’interessato

In una società come quella attuale, in cui la trasparenza si sta ergendo a principio fondante di tante situazioni, la tendenza dei casi in cui un titolare diffonde pubblicamente i dati dell’interessato crescerà sempre di più. Non bisogna dimenticare, però, la definizione dell’obbligo di segnalazione non sembra essere univoca, almeno dal punto di vista delle modalità con cui debba essere attuato, in riferimento soprattutto alla tecnologia di cui si dispone. I problemi che scaturiranno da tali complicazioni dovranno chiaramente essere risolti dalle Autorità di controllo e dal Gruppo europeo di protezione dei dati. In tal senso, è facile credere come, negli anni a venire, prenderà piede una corposa giurisprudenza europea in merito.

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